WPills #1 – L’epidemia da COVID-19 in Africa: i dati di queste prime settimane

A cura del WolissoProject – Gruppo Scientifico
Gaia Matilde, Laura e Chiara

Nella WHO African Region [1] i primi casi di COVID-19 confermati dall’OMS risalgono agli ultimi giorni di Febbraio 2020, mentre nel resto del mondo si contavano poco meno di 100’000 casi.
Già il 13 Febbraio l’OMS si era pronunciata a favore di misure di prevenzione in tredici Paesi, considerati ad alto rischio sulla base di contatti diretti e flussi di persone da e verso la Cina; tuttavia, secondo l’External Situation Report 1, pubblicato dall’ufficio dell’OMS per la regione Africa il 4 Marzo, i primi casi di COVID-19 sono stati importati non dalla Cina ma da Italia e Francia. Il primo caso confermato ad Algeri, per esempio, è stato fatto risalire ad un uomo di 61 anni proveniente da Milano.

I Situation Report vengono pubblicati dall’OMS con cadenza settimanale. I primi Paesi colpiti sono stati Algeria, Nigeria e Senegal.

Il secondo Situation Report viene pubblicato l’11 Marzo, giorno in cui l’OMS dichiara il COVID-19 pandemia globale, con 114 paesi coinvolti. Nella WHO African Region si contano 47 casi in nove Paesi, nel resto del continente altri 66, divisi tra Egitto, Tunisia e Marocco. Il 60% dei casi confermati nella regione sono importati: la maggior parte dei pazienti aveva viaggiato recentemente in Italia (12,43%) e in Francia (7,25%); altri paesi legati all’importazione di casi sono Spagna, Germania, Portogallo, Austria e Regno Unito.
I restanti casi hanno contratto il virus localmente: il 90% si trova in Algeria e negli altri due Paesi che riportano casi locali (Camerun e Nigeria), l’infezione si può far risalire ai contatti con casi importati.

Il terzo, risalente al 18 Marzo, evidenzia una notevole espansione geografica del contagio, con 18 nuovi Paesi della Regione interessati dall’epidemia, per un totale di 345 casi confermati. È inoltre il primo Report in cui si registrano decessi, tutti e sette riguardanti pazienti over50 con comorbidità.

Sono 12 i Paesi che riportano casi di trasmissione locale, di alcuni riconducibili a cluster d’infezione (tutti e 18 i casi del Senegal e 17 dei 34 casi locali dell’Algeria).
Nel resto del territorio africano, non facente parte della Regione, si registrano 277 ulteriori casi in sei Paesi.

Già la settimana successiva viene superata la soglia dei 1000 casi. Al 25 Marzo 38 Paesi sono interessati dal contagio, numero che sale a 42 con il quinto Situation Report del 1 Aprile. In questa data si registrano 3766 casi e 95 decessi, con i sei Paesi più colpiti (Sud Africa, Algeria, Burkina Faso, Senegal, Costa d’Avorio e Ghana) che contano il 72% dei casi riportati nella Regione.

L’8 Aprile, mentre a livello globale si supera la soglia del milione di casi (1’279’722), nella WHO African Region il numero di casi quasi raddoppia rispetto alla settimana precedente, mentre quello dei decessi triplica. Altri tre Paesi si aggiungono a quelli coinvolti dall’infezione: Malawi, Sao Tomè e Principe, e Sud Sudan.

Il Case Fatality Ratio (CFR) della Regione africana si porta a 4,6%, con picchi molto alti in alcune zone come Burkina Faso (7%) e Algeria (13%).

L’ultimo aggiornamento sulla situazione COVID-19 in Africa è stato pubblicato il 15 Aprile, con il Situation Report 7: è stata superata la soglia dei 10’000 casi (10’759), con 520 decessi. I Paesi coinvolti rimangono 45, con Comoros e Lesotho gli unici due della Regione senza casi riportati.
Nella settimana precedente è stato osservato un trend di discesa in Algeria e Camerun, mentre rimane in salita in Costa d’Avorio, Ghana, Niger e Sud Africa.
In Algeria, nonostante il trend in miglioramento, rimane molto preoccupante il CFR, che sale al 15,7%; tra gli altri Paesi con almeno 100 casi confermati il CFR
risulta critico anche in Congo (8,3%) e Mali (8,1%).
Risultano maggiormente colpiti gli individui di sesso maschile e l’età mediana rimane costante sui 41 anni.

Al 15 Aprile 2020, i casi totali dell’African Region sono 10’759 con 520 morti.
Attualmente, i paesi che hanno registrato più casi sono Sud Africa (2’415), Algeria (2070), Cameroon (855), Costa d’Avorio (638) e Ghana (636).
In Etiopia e Tanzania, i Paesi dove ci sono gli ospedali di Medici con l’Africa CUAMM con i quali il WolissoProject collabora, i casi totali registrati sono rispettivamente 82 e 53.

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Le misure IHR (International Health Regulation) [2] adottate fino ad ora sono le seguenti:

  • Tutti i Paesi della WHO African Region conducono screening ai punti d’entrata (PoEs).
  • 35 Paesi hanno adottato il divieto d’entrata nei propri territori; di questi, 22 consentono l’atterraggio di aerei cargo, umanitari o d’emergenza.
  • 9 Paesi hanno adottato il divieto d’entrata nei propri territori a passeggeri provenienti da paesi ad alto rischio; 3 Paesi consentono l’ingresso con l’obbligo di 14 giorni di quarantena all’arrivo.
  • 11 Paesi hanno adottato misure di lockdown nelle zone affette.
  • 12 Paesi sono in lockdown nazionale.
  • 8 Paesi hanno imposto il coprifuoco.

Secondo l’analisi dell’OMS le misure attualmente in vigore devono essere ulteriormente rinforzate per contenere la rapida diffusione del contagio:
nonostante il tasso di incidenza settimanale sembri in diminuzione, la situazione continua ad essere critica ed è fondamentale che le autorità locali continuino a implementare misure conclamate come ricerca attiva dei casi, somministrazione di tamponi, isolamento dei casi confermati, tracking dei contatti, distanziamento sociale e promozione di pratiche di igiene personale.

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[1] La WHO African Region comprende tutti gli Stati del continente eccetto Egitto, Eritrea, Gibuti, Libia, Marocco, Somalia, Sudan e Tunisia.
[2] IHR (International Health Regulation) rappresenta un accordo firmato nel 2005 tra 196 Stati membri della WHO con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza contro la diffusione internazionale delle malattie con la minima interferenza possibile sul commercio e sui movimenti internazionali, attraverso il rafforzamento della sorveglianza delle malattie infettive mirante ad identificare, ridurre o eliminare le loro fonti di infezione o fonti di contaminazione, il miglioramento dell’igiene aeroportuale e la prevenzione della disseminazione di vettori.

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